Visita a Casa Leopardi
Il 17 marzo 2026 la scuola secondaria di primo grado Enrico Medi ha organizzato un’uscita didattica per noi alunni delle classi terze a Recanati per visitare Casa Leopardi affinché potessimo immergerci nella vita del poeta fin dalla sua giovinezza e approfondire i contenuti che abbiamo studiato in classe.
Appena scesi dal pullman, ci siamo diretti nella Piazza del Sabato del Villaggio che richiama una delle più celebri poesie del sommo poeta e lì c’è una lapide che ricorda alcuni versi della lirica. In questa piazza si trova la Chiesa di Montemorello dove abbiamo potuto vedere il certificato di nascita del poeta e i banchi in legno, con i posti ancora oggi riservati alla famiglia Leopardi.
Poi, una guida è venuta ad accoglierci all’ingresso principale di Casa Leopardi. L’abitazione è enorme e appena entrati, la scalinata ci ha fatto capire subito il contesto culturale e storico nel quale ci trovavamo. Dopo aver superato la scalinata la guida ci ha portato nella stanza in cui sono affissi i quadri della famiglia e il loro albero genealogico e ci ha illustrato la loro vita. Successivamente siamo entrati nella famosa biblioteca del Conte Monaldo costituita da quattro stanze ricca di libri di ogni genere, la collezione arriva a circa 20 mila volumi. La guida ci ha spiegato che Leopardi leggeva una pagina ogni 2 secondi, arrivava a leggere dai 4 ai 7 libri al giorno. Secondo Monaldo, Giacomo conosceva ogni libro della biblioteca. Poi siamo entrati nella seconda stanza della biblioteca, in cui si trova una sezione che contiene i libri proibiti dallo Stato pontificio, nessuno, cioè, aveva il permesso di leggerli o studiarli, Giacomo, però, colpito dalla curiosità implorò il padre per averne il consenso, così il Conte Monaldo lo chiese personalmente al Papa, ottenendo l’approvazione. In una delle stanze della biblioteca, Leopardi era solito studiare vicino ad una finestra che illuminava la stanza e spesso, per agevolare la sua lettura, avvicinava la sua scrivania alla finestra dove ogni giorno osservava la figlia del cocchiere: Teresa Fattorini. La ragazza, a cui il poeta dedicò la famosa lirica A Silvia, svolgeva i suoi lavori quotidiani e nel frattempo cantava, mentre Giacomo si dedicava alle “sudate carte” e ad uno studio “matto e disperatissimo”.
Passando per la biblioteca siamo arrivati ad una piccola stanza che fungeva da aula scolastica per i tre fratelli Leopardi, nella quale i banchi erano disposti in ordine di età. Nella stanza si trova una scrivania molto grande che era la cattedra degli insegnanti, mentre alle pareti ci sono i disegni dei conti, che avevano caratteristiche molto diverse, anche se quello di Giacomo eccelleva rispetto agli altri. Dopo aver superato la sezione della biblioteca siamo andati in una stanza in cui si trovano i ritratti di altri membri della famiglia Leopardi. La guida ci ha rivelato una piccola curiosità, cioè che a Giacomo non piaceva passare in quella stanza perché le mattonelle erano di una dimensione tale da non riuscir a mettere il piede per intero, quindi per farlo bisognava calpestarne due e si doveva formare una croce, e questa cosa a Leopardi non piaceva. La stanza successiva è la cosiddetta galleria, perché sui muri sono affissi solo quadri, in particolare quello che raffigura dei buoi che Giacomo amava osservare, perché vi trovava una rappresentazione visiva del suo ideale di quiete e “beata ignoranza” animale. La galleria si affaccia sul giardino dal quale, attraverso un piccolo sentiero siamo riusciti ad arrivare alle camere di Giacomo e dei suo fratelli Carlo e Paolina. All’entrata, in un piccolo salotto si può ancora osservare una scacchiera, infatti i fratelli Leopardi amavano giocare a scacchi per passare il tempo. Nelle stanze seguenti abbiamo visto le camere dei fratelli e in ultimo la camera di Giacomo dove abbiamo potuto osservare, su di un piccolo tavolino usato da scrittoio, anche il suo calamaio.
In seguito, siamo usciti dalla casa ripercorrendo l’imponente scalinata e ci siamo diretti verso il famoso “Colle dell’Infinito” che ispirò Leopardi a scrivere una delle sue più famose poesie, L’Infinito. Il panorama era mozzafiato e lì cercavamo di intuire quale delle tante fu la siepe che inspirò Leopardi. Nella visita ci è stato spiegato che Leopardi non era un poeta pessimista, infatti oggi è stato rivalutato come il poeta della speranza poiché l’uomo deve avere delle illusioni, grazie alle quali deve sollevarsi da una esistenza angosciante e far fronte alla “Natura maligna” insieme agli altri uomini, come è riportato ne La ginestra.
Come ultima tappa, abbiamo visitato il Museo accanto a Casa Leopardi che contiene i giochi infantili dei conti Leopardi, una culla in legno, alcuni degli abitini e soprattutto i manoscritti delle liriche del poeta, in particolare quello della poesia L’infinito con le correzioni originali, ed è stata la cosa che ci ha colpito di più.
E’ stata una bella uscita didattica, abbiamo ascoltato con curiosità ed interesse la guida che ci ha approfondito tanti aspetti sulla vita di questo sommo poeta andando oltre il manuale o la spiegazione della nostra professoressa. Abbiamo calpestato i luoghi dove Giacomo ha vissuto formandosi e diventando un uomo dalla grande sensibilità e dalla immensa erudizione. Siamo rimasti colpiti quando la guida ci ha detto che Giacomo era giovanissimo quando già conosceva sette lingue, usava correntemente il latino e conosceva molto bene il greco, a differenza dei suoi precettori. Inoltre, abbiamo sentito Leopardi come un poeta a noi vicino, proprio perché nelle sue liriche ci invita a sognare, a guardare oltre il concreto per immaginare all’infinito, vivere il presente nel modo migliore e restare uniti agli altri uomini per far fronte alle difficoltà, aiutandoci e non fare la guerra!
Edoardo, Aurora III A